In Breve
- Qual è l'andamento recente del prezzo delle quote di CO2?
- Il prezzo delle quote di CO2 è tornato a salire, superando gli 81 euro dopo un calo a marzo.
- Quali fattori influenzano il prezzo nel mercato ETS?
- Il prezzo è influenzato da fattori come dichiarazioni politiche, ritardi nell'assegnazione delle quote e partecipazione di investitori finanziari.
- Cosa prevede la proposta di revisione del sistema ETS?
- La proposta prevede il prolungamento dell'eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e obblighi di investimenti nella decarbonizzazione.
Negli ultimi mesi, il mercato delle quote europee di emissione di CO2 ha registrato un significativo aumento dei prezzi. Il future EUA, con consegna a dicembre 2026, ha superato gli 86 euro a tonnellata il 22 luglio, per poi stabilizzarsi poco sopra gli 81 euro. Questo recupero arriva dopo un calo che a marzo aveva portato il prezzo sotto i 67 euro, con un incremento di circa il 30% in soli quattro mesi.
Il funzionamento del mercato ETS (Emission Trading System) prevede l’assegnazione di permessi di emissione sia attraverso metodi gratuiti, basati su benchmark, sia tramite aste pubbliche. Questi permessi possono essere scambiati in un mercato secondario, il cui prezzo è influenzato in gran parte dal rischio regolatorio. Nei primi anni di operatività del sistema, avviato nel 2005, l’eccesso di quote assegnate gratuitamente e la riduzione delle emissioni dovuta alla crisi del 2008 avevano mantenuto una scarsità più teorica che reale. Ad esempio, nel 2017, il valore di un EUA era di circa cinque euro, mentre dal 2022 il prezzo ha stabilmente superato i 70 euro, arrivando a oltre 90 euro a gennaio 2026.
Un calo significativo all’inizio del 2026 è stato in parte attribuito alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha espresso la sua disponibilità a rivedere o sospendere il sistema ETS. Queste affermazioni hanno provocato una perdita di quasi il 20% nel prezzo dall’inizio dell’anno. Tuttavia, questo episodio è considerato un’anomalia legata al rischio regolatorio, inserita in una tendenza di lungo periodo al rialzo.
La ripresa dei prezzi è stata ulteriormente influenzata da ritardi nell’attribuzione delle quote gratuite. I nuovi benchmark per il periodo 2026-2030 sono stati definiti solo a fine giugno e le assegnazioni per il 2026 sono risultate in ritardo di circa tre mesi. Questo ha lasciato il mercato privo di quote che molte imprese avrebbero utilizzato per rispettare gli obblighi relativi al 2025, con scadenza fissata a settembre.
Un altro fattore che ha contribuito all’aumento del prezzo è la crescente partecipazione degli investitori finanziari alle aste. In Italia, circa 680 soggetti sono coinvolti nell’ETS per 1.200 impianti, ma solo 25 attori partecipano alle aste, di cui quasi la metà sono investitori finanziari. La presenza della finanza aumenta la liquidità del mercato, sollevando però interrogativi su chi debba effettivamente partecipare alle aste.
Il 17 luglio, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema ETS, che include, tra l’altro, il prolungamento dell’eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e l’obbligo di investimenti industriali nella decarbonizzazione per mantenere il diritto a riceverle. Questa proposta è stata criticata da esperti del settore, che sostengono che allunghi le assegnazioni gratuite senza riportare il sistema al modello originario, in cui le eccedenze restavano all’interno del sistema industriale come ricavo per chi riduceva le emissioni.
Il testo della proposta dovrà essere discusso dal Parlamento europeo e dagli stati membri, con l’obiettivo di raggiungere un accordo indicativo nel primo trimestre del 2027. I tempi e il contesto politico, comprese le prossime elezioni regionali in Germania e la posizione attuale delle forze politiche in Francia, insieme alla pressione delle associazioni industriali, sono considerati fattori cruciali nel negoziato sulla riforma.
