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Federalismo fiscale: il decreto torna in Cdm senza accordo con Regioni e Comuni

admin - - 3 min lettura

In Breve

Qual è il contenuto principale del decreto sul federalismo fiscale?
Il decreto introduce compartecipazioni Irpef a costo zero per enti territoriali, sostituendo trasferimenti precedenti.
Cosa prevede il decreto per le Regioni e i Comuni?
Per le Regioni è prevista una compartecipazione Irpef, mentre per i Comuni non sono previste compartecipazioni.
Quali sono le reazioni politiche al decreto?
Le Regioni si sono divise, con pareri contrari da parte di Comuni e Province, rendendo incerta la riforma.

A un mese dalla scadenza per l’attuazione della delega fiscale, il decreto legislativo sul federalismo fiscale torna all’attenzione del Consiglio dei Ministri. Questo avviene dopo una revisione del testo iniziale del 9 maggio 2025 e il mancato accordo con Regioni e Comuni, che non hanno espresso intesa durante la Conferenza unificata.

Il provvedimento, atteso oggi in Cdm, dovrà raccogliere i pareri parlamentari prima di un possibile via libera finale, previsto per il 4 agosto o, al più tardi, nella riunione di fine mese. Durante il periodo di stasi, il decreto ha subito alcune modifiche significative: le rottamazioni locali sono state spostate nella legge di bilancio e le norme relative all’imposta provinciale di trascrizione delle auto a noleggio a lungo termine sono state trasferite al decreto fiscale.

Il nodo principale della questione rimane di natura finanziaria. Il testo introduce compartecipazioni Irpef “a costo zero”, ovvero quote di Irpef assegnate agli enti territoriali che equivalgono ai trasferimenti cancellati. Questi importi sono definiti in valore assoluto e congelati nel tempo, a differenza delle compartecipazioni “dinamiche” che sarebbero state indicizzate alla crescita dell’imponibile.

Per le Regioni, è prevista una compartecipazione Irpef di 5,828 miliardi di euro, che sostituisce 5,259 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, 110 milioni per i libri di testo e 34 milioni per il diritto allo studio. Per le Province, la partecipazione vale 1,802 miliardi nel 2027 e aumenterà progressivamente fino a 2,111 miliardi dal 2030, compensando l’addio all’addizionale sull’Rc Auto, che verrà statalizzata.

Per i Comuni, tuttavia, non sono previste compartecipazioni. Il superamento dell’attuale fondo per il trasporto locale è motivo di preoccupazione, poiché una parte significativa dei trasferimenti (2,6 miliardi secondo i calcoli Anci-Ifel) passa attualmente dalle Regioni ai municipi e nel nuovo schema perderebbe i vincoli di destinazione.

Per cercare di mitigare le perplessità locali, il testo propone di avviare il meccanismo per le Regioni dal 2028, con un monitoraggio che potrebbe portare alla revisione delle aliquote di compartecipazione, tenendo conto della dinamicità del gettito Irpef. Inoltre, è prevista l’istituzione di un tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti ai Comuni.

Dal punto di vista politico, la riforma è stata portata avanti con decisione, con la Lega che ha mantenuto la bandiera federalista, impedendo lo stralcio delle compartecipazioni per approvare separatamente altre novità. Tuttavia, le Regioni si sono divise in Conferenza Unificata: le amministrazioni di centrodestra si sono mostrate favorevoli, ma non è stata raggiunta l’unanimità richiesta. Documenti regionali segnalano una “forte criticità sul fondo perequativo” per il trasporto locale, e le compartecipazioni così concepite sono considerate da molti come un “arretramento sostanziale in termini di autonomia”. Anche Comuni e Province hanno espresso parere contrario.

Il mancato accordo tra i diretti interessati non blocca formalmente il percorso legislativo, ma rende più incerta la prospettiva della riforma federalista.

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Autore di Giornale Energia.

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