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Codice di pratiche per contenuti AI
Tecnologia

L’Unione Europea Introduce un Codice di Pratiche per Combattere i Contenuti Manipolati dall’Intelligenza Artificiale

admin - - 3 min lettura

In Breve

Qual è l'obiettivo del codice di pratiche dell'UE?
Ridurre i rischi legati ai contenuti generati artificialmente e garantire la trasparenza.
Quando entreranno in vigore le nuove disposizioni?
Le disposizioni entreranno in vigore dal 2 agosto.
Quali aziende hanno aderito al codice?
OpenAI ha firmato il codice, mentre Meta ha rifiutato.

L’Unione Europea ha recentemente introdotto un codice di pratiche per affrontare i rischi associati a foto, video, audio e testi generati artificialmente. Questa iniziativa si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per la diffusione di contenuti falsi realizzati tramite intelligenza artificiale.

Dal 2 agosto, entreranno in vigore le disposizioni dell’AI Act (articolo 50), che richiedono a chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale generativa e a chi li utilizza per la creazione e pubblicazione di contenuti di adottare misure di trasparenza nei confronti degli utenti. I produttori di contenuti generati devono contrassegnarli, ad esempio tramite filigrane digitali o soluzioni leggibili da software specializzati, per consentire il riconoscimento della loro origine artificiale.

Inoltre, chi pubblica materiali creati con intelligenza artificiale è tenuto a informare il pubblico utilizzando etichette specifiche, a meno che non ci siano eccezioni previste dalla legge. Per i sistemi immessi sul mercato prima del 2 agosto, l’obbligo di conformità potrebbe essere prorogato, probabilmente fino al 2 dicembre.

Il codice è stato redatto da un gruppo di esperti indipendenti incaricato dalla Commissione Europea e funge da manuale operativo per aiutare produttori ed editori a dimostrare di aver fatto il possibile per evitare interpretazioni fuorvianti dei contenuti sintetici. Il documento enfatizza l’importanza di soluzioni semplici, interoperabili e basate su metadati, per non compromettere la fruizione delle opere e facilitare il riconoscimento della provenienza.

Dino Pedreschi, docente all’Università di Pisa e uno dei leader del gruppo di esperti, ha descritto il codice come «parte di un articolato tentativo di spingere verso un ecosistema dell’informazione meno inquinato». Ha inoltre osservato che, se applicato, il codice renderà più trasparente la natura del materiale sintetico e faciliterà la prova della provenienza umana dei contenuti.

Il codice di pratiche è volontario, ma coloro che decidono di adottarlo potrebbero trovarsi in una posizione di maggiore tutela anche in sede giudiziaria o nei procedimenti dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali. Tra le grandi aziende, OpenAI ha già firmato il codice, mentre Meta ha attualmente rifiutato di farlo.

In un contesto più ampio, la Commissione Europea ha avviato procedimenti per garantire il rispetto del Digital Services Act e ha avvertito che alcune pratiche, come lo scrolling infinito su Instagram, potrebbero creare dipendenza. Queste indagini potrebbero portare a sanzioni fino al 6% del fatturato delle aziende coinvolte.

La Commissione sta anche considerando l’introduzione di una legge che vieti l’uso dei social media ai minori di 13 anni e misure per verificare l’età degli utenti delle piattaforme.

Questo codice di pratiche è stato sviluppato in risposta all’aumento di casi di deepfake e contenuti falsi, tra cui falsi dottori che forniscono consigli errati e dichiarazioni finanziarie attribuite a funzionari pubblici. Recenti episodi di diffusione di immagini manipolate hanno ulteriormente evidenziato la necessità di misure efficaci per garantire l’integrità delle informazioni.

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Autore di Giornale Energia.

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