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Settore chimico e impatti dell'Ets
Energia & Politiche

L’Impatto dell’Ets sul Settore Chimico: Rischi e Opportunità

admin - - 3 min lettura

In Breve

Qual è l'impatto dell'Ets sul settore chimico?
L'Ets potrebbe aumentare i costi da 600 milioni a 1,5 miliardi di euro, erodendo gli investimenti.
Quali sono le priorità di investimento delle aziende chimiche?
Le priorità includono digitalizzazione, efficienza operativa, ricerca e innovazione.
Quali rischi affronta il settore chimico in Italia?
I rischi includono la concorrenza cinese, i conflitti internazionali e le inefficienze del Sistema Italia.

Il settore chimico europeo si trova di fronte a una sfida significativa: il costo dell’Emissions Trading System (Ets) è destinato a salire da 600 milioni di euro attuali a 1,5 miliardi all’anno. Questo aumento potrebbe sottrarre risorse cruciali agli investimenti, con potenziali ripercussioni sulla competitività delle imprese.

A fianco dell’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si concentra su materie prime e prodotti ad alta intensità di carbonio, ma la sua applicazione non è ancora generalizzata ai prodotti finiti. La complessità del meccanismo e i dubbi sulla sua efficacia pongono interrogativi sul futuro della produzione chimica in Europa.

Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, ha evidenziato le asimmetrie regolatorie e fiscali che penalizzano le imprese italiane rispetto ai concorrenti internazionali. Secondo Buzzella, è fondamentale rivedere l’Ets, implementare una politica energetica sicura e diversificata, e sviluppare una strategia industriale per la decarbonizzazione.

Federchimica ha sottolineato che l’Ets, attualmente valutato a 600 milioni di euro, corrisponde all’intera spesa in ricerca e sviluppo del settore. Un incremento dei costi potrebbe costringere le aziende a ridurre gli investimenti o a delocalizzare la produzione.

Uno studio commissionato a Roland Berger per Cefic ha rivelato che, tra il 2022 e il 2025, la chiusura di impianti ha portato a una riduzione del 9% della produzione europea, con un calo degli investimenti nel comparto pari al 90%.

Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% intende ridurre gli investimenti: il 7% in modo significativo e il 20% moderato. Il 31% prevede di mantenere gli investimenti invariati, mentre il 23% prevede un aumento, con priorità focalizzate su digitalizzazione (35%), efficienza operativa (47%) e ricerca e innovazione (35%).

In Italia, il settore chimico ha già registrato una perdita del 13% della produzione rispetto al 2021, con una riduzione della capacità produttiva aumentata di sei volte dal 2022, equivalente a 37 milioni di tonnellate, pari al 9% della capacità produttiva europea. Si prevede una contrazione ulteriore della produzione chimica italiana nel 2026 (-3%) e un lieve recupero nel 2027 (+0,5%).

I rischi segnalati dalle imprese includono la crescente concorrenza cinese (51%), i conflitti in Ucraina e Medio Oriente (43%), e gli oneri delle politiche Ue su sicurezza, salute e ambiente (42%). Inoltre, il 30% delle aziende lamenta penalizzazioni legate al Sistema Italia, come inefficienze della pubblica amministrazione e sistema giudiziario.

Dal punto di vista energetico, i prezzi del gas in Europa sono circa 3,3 volte superiori a quelli statunitensi, con la situazione italiana che risulta ancora più critica. L’aumento dei costi energetici colpisce sia l’approvvigionamento che gli oneri legati alla decarbonizzazione.

Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria decarbonizzata, le aziende richiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione. Il settore chimico ha già compiuto progressi significativi, con una riduzione delle emissioni di gas serra del 70% dal 1990, ma avverte che costi e oneri eccessivi potrebbero compromettere la competitività e la sopravvivenza delle imprese.

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Autore di Giornale Energia.

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